La deviazione dai protocolli clinici consolidati determina la colpa grave del ginecologo.
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Caso di studio
Al medico ginecologo si rimproverava l’interruzione colposa di una gravidanza gemellare in una paziente affetta da un grave ascesso, rapidamente evoluto in shock settico, che provocava prima il decesso della donna e successivamente quello dei gemelli.
In particolare, il ginecologo non eseguiva gli essenziali controlli ecografici suggeriti dal Pronto Soccorso, effettuava una valutazione superficiale del quadro clinico qualificando il caso come di competenza della chirurgia generale, trascurando completamente l’urgenza e la specificità della situazione ostetrica; inoltre, evitava di trasferire la paziente in un centro adeguato e dotato di terapia intensiva neonatale.
Il ginecologo, per di più, eseguiva una tardiva e inutile ecografia mentre la paziente si trovava in arresto cardiaco. La situazione precipitava ulteriormente a causa del ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo d’urgenza, intervento salvavita che veniva effettuato solo mezz’ora dopo il collasso e il conseguente decesso della donna.
Cosa dice la Cassazione
La IVa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33370/2023, ha confermato la responsabilità per il ginecologo.
La cassazione ha confermato la sussistenza della colpa grave del ginecologo per una significativa deviazione dai comportamenti clinici appropriati. La condotta omissiva e attendista tenuta dal ginecologo si è infatti rivelata nettamente inadeguata rispetto alle esigenze della situazione e alle condizioni dei feti.
Nel caso specifico, la situazione non presentava profili di incertezza né poteva considerarsi ambigua: il ginecologo aveva infatti proseguito in una pratica del tutto inutile, quale l’esecuzione di un’ecografia fetale su una paziente già in arresto cardiaco. In presenza di arresto cardiaco materno, infatti, in assenza di ripresa del circolo spontaneo entro 4–5 minuti, è necessario procedere tempestivamente a un taglio cesareo unico per l’estrazione dei feti.
Conclusioni
In conclusione, in un contesto di emergenza, la violazione di protocolli universalmente noti e consolidati nel patrimonio ostetrico e ginecologico integra una colpa grave. Tale gravità risulta ulteriormente accentuata, come nel caso in esame, sia dall’adozione di pratiche inutili (l’ecografia su una paziente in arresto cardiaco) sia dal ritardo ingiustificabile in una situazione in cui ogni minuto è determinante.
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