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Misure di Prevenzione e Sequestri

Negli ultimi anni le misure di prevenzione stanno progressivamente espandendosi nella loro applicazione pratica.

In base al D. Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, c.d. T.U. Antimafia, le misure di prevenzione assumono una sempre maggiore rilevanza non soltanto sotto un profilo personale, ma anche e soprattutto sotto un profilo patrimoniale.

Nel primo caso, sotto un profilo personale, la loro applicazione presuppone che il proposto possa essere considerato una persona attualmente pericolosa. In questi casi si parla sia di pericolosità generica, ossia quella di un qualunque soggetto che abitualmente sia dedito ad attività delittuose dalle quali trae il proprio sostentamento di vita, sia di pericolosità qualificata, ossia quella di un soggetto che è ritenuto appartenente ad un contesto di criminalità organizzata.

In questi casi la risposta dello Stato può arrivare all’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno in un determinato comune, per la durata massima di cinque anni.

Congiuntamente o disgiuntamente dalla sorveglianza speciale può essere disposta una misura di prevenzione patrimoniale che riguarda i beni mobili e immobili del soggetto ritenuto pericoloso, attraverso l’adozione di un sequestro finalizzato alla confisca di prevenzione di tutti quei beni che appartengono direttamente o indirettamente, ossia a prestanomi, al soggetto considerato pericoloso.

In caso di applicazione disgiunta delle misure di prevenzione patrimoniali dalla misura di prevenzione personale, è necessario però dimostrare che quei beni che si intendono confiscare sono stati acquistati nel periodo durante il quale il soggetto era considerato pericoloso, soprattutto quando non c’è proporzione tra il reddito dichiarato e il valore dei beni posseduti.

In questi casi la definitiva confisca produce un trasferimento di quei beni in capo allo Stato.

Ultimamente le Prefetture territoriali, anche in ragione dell’utilizzo dei fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), stanno procedendo ad una costante implementazione delle c.d. interdittive antimafia, ossia delle informative con le quali si evidenziano particolari contiguità con contesti di criminalità organizzata. La capacità di dimostrare la assoluta estraneità a detti contesti è particolarmente determinante nei confronti delle aziende interessate, atteso che il mancato inserimento nelle c.d. white list delle Prefetture produce una impossibilità di contrattare con la Pubblica Amministrazione, precludendosi la possibilità di partecipare alle varie gare di appalto.