Diagnosi differenziale: il medico deve riformulare la diagnosi in caso di peggioramento del paziente

In presenza di un peggioramento non previsto o di un quadro clinico incoerente con la terapia somministrata, il medico è tenuto a riformulare la diagnosi differenziale senza limitarsi a confermare quella iniziale.

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Caso di studio

Il medico del pronto soccorso veniva assolto per il reato di omicidio colposo nei confronti del paziente.

In particolare, il paziente si era recato in pronto soccorso lamentando forti dolori addominali e gli esami hanno mostrato una diminuzione dei globuli rossi e dell’emoglobina. Nonostante ciò, e dopo pochi giorni di ricovero, il dottore lo dimetteva con una diagnosi di disidratazione e BPCO.

Poche ore dopo le dimissioni, il paziente ritornava in ospedale in stato di shock con un’emorragia interna. La successiva gastroduodenoscopia e un tentativo di intervento non avevano successo portandolo al decesso a causa di uno shock ipovolemico determinato da un’ulcera sanguinante.

Cosa dice la Cassazione

La IVa sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza n. 15078/2025 ha annullato la sentenza di assoluzione per il medico.

La cassazione ha precisato che qualora il medico si trovi di fronte ad un peggioramento non previsto dei sintomi, o a una situazione di evoluzione del quadro clinico, o ancora, al perdurare della situazione già esistente incompatibile con la terapia prescritta e somministrata, egli deve ripetere la diagnosi differenziale non potendo semplicemente mantenere la diagnosi già formulata al fine di modificare eventualmente l’intervento.

Quanto all’infermiere, senza ricevere indicazioni particolari per il monitoraggio del paziente ha eseguito le rilevazioni ordinarie e aumentato autonomamente la quantità di ossigeno a seguito di una diminuzione della saturazione.

Conclusioni

In conclusione, il medico è tenuto a considerare il quadro clinico completo del paziente senza limitarsi alla ricerca di un singolo sintomo. La progressione di sintomi e valori anomali costituisce un campanello d’allarme che impone un’indagine diagnostica più approfondita.

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