Errore medico nel post-operatorio: quando l’attesa diventa colpa

Lesioni colpose per il medico che, con condotta attendista, omette un intervento tempestivo nel post-operatorio.

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Caso di studio

Al medico chirurgo si rimproverava di aver cagionato lesioni colpose in danno del paziente ricoverato per prolasso emorroidario.

In particolare, al chirurgo si contestava l’omissione di una tempestiva revisione della linea di sutura a seguito di un’emorragia post-operatoria, di aver sottovalutato i dati clinici che indicavano una continua perdita ematica e determinavano il peggioramento delle condizioni del paziente.

Inoltre, gli si addebitava l’errata esecuzione di un secondo intervento a causa del quale si sarebbe verificata un’eccessiva trazione sui vasi del sigma con conseguente danno ischemico e la persistenza di un atteggiamento attendista nel post-operatorio non avendo la stomia iniziato a funzionare entro il termine massimo di 72 ore.  

Successivamente, il paziente subiva, presso un’altra struttura ospedaliera, a un terzo intervento chirurgico eseguito da un diverso specialista. L’operazione, effettuata in laparotomia, ha previsto la rimozione della colostomia, mediante resezione del colon di sinistra e deviazione del piccolo intestino.

Cosa dice la Cassazione

La IVa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2170/2022 ha confermato la responsabilità per il chirurgo.

Sull’atteggiamento attendista del chirurgo nel post-operatorio, la cassazione ha definito ingiustificato l’atteggiamento attendista del medico, che aveva preferito aspettare, confidando che la situazione si stabilizzasse da sola, ma nel frattempo le condizioni del paziente peggioravano giorno dopo giorno.

La scelta di non eseguire una revisione tempestiva delle suture — procedura raccomandata da tutte le pubblicazioni scientifiche sul tema — si è rivelata fatale: l’emorragia ha continuato a espandersi fino a provocare una perforazione del colon e un’infezione grave.

Anche nel secondo intervento, ha spiegato la Corte, il chirurgo non si è mostrato all’altezza delle regole dell’arte medica. La stomia realizzata avrebbe dovuto essere controllata entro tre giorni, ma il controllo è avvenuto solo dopo dieci: troppo tardi per evitare la sepsi e i danni ischemici che hanno reso necessario un terzo, delicatissimo intervento presso un altro ospedale.

Conclusioni

In conclusione, il dovere del medico non si esaurisce con la corretta esecuzione dell’atto chirurgico, ma si estende alla vigilanza e alla gestione tempestiva e appropriata delle complicanze post-operatorie.

In presenza di un quadro clinico ingravescente, l’omessa o inadeguata gestione post-operatoria costituisce una violazione delle leges artis e della buona prassi consolidata, tale da fondare il nesso causale e la conseguente responsabilità penale per lesioni colpose gravi.

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