Pronto soccorso: responsabilità del medico per omissione diagnostica

La responsabilità del medico di pronto soccorso tra omissione diagnostica e violazione delle buone pratiche cliniche.

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Caso di studio

Al dirigente medico specialista in chirurgia generale in servizio presso il pronto soccorso si rimproverava di aver cagionato lesioni colpose nel paziente che lamentava sanguinamento copioso e difficoltà nei movimenti del dito medio della mano destra a causa di una ferita provocata accidentalmente durante l’apertura di ostriche senza guanti.

In particolare, il medico si limitava a suturare la ferita senza procedere a un’esplorazione delle strutture sottostanti né richiedere una consulenza specialistica ortopedica. Dopodiché il paziente veniva dimesso con invio al medico curante per la rimozione dei punti.

Nei giorni e nelle settimane successive emergeva una progressiva compromissione funzionale del dito, sino alla diagnosi di lesione del tendine flessore, confermata da esami strumentali e trattata chirurgicamente a distanza di tempo. Nonostante gli interventi e la riabilitazione, residuava un indebolimento permanente della funzione prensile della mano.

Cosa dice la Cassazione

La IVa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27609/2022, ha confermato la responsabilità per il medico.

La cassazione ha stabilito che in presenza di sintomi significativi, il medico di pronto soccorso ha l’obbligo di sospettare un peggioramento delle condizioni del paziente ed effettuare gli accertamenti necessari, rientranti nelle sue competenze professionali, oppure di attivare tempestivamente una consulenza specialistica.

Il medico ha omesso attività diagnostiche doverose e routinarie, violando le buone pratiche cliniche; per questo motivo, la cassazione ha qualificato la sua condotta come colposa, escludendo che si trattasse di una semplice scelta terapeutica discrezionale. La Corte ha inoltre sottolineato che il contesto clinico non presentava urgenza o complessità tali da giustificare una valutazione sommaria.

Circa il nesso causale, il ritardo diagnostico è stato ritenuto causalmente rilevante, poiché una diagnosi tempestiva avrebbe consentito un trattamento più efficace e un miglior recupero funzionale. Il fatto che non fosse comunque garantito un recupero completo non esclude la responsabilità per il medico essendo sufficiente l’accertamento di un apprezzabile peggioramento dell’esito.

La Suprema Corte ha escluso che il successivo intervento del medico curante possa aver interrotto il nesso causale e ha ribadito che il principio di affidamento non opera a favore di chi abbia già violato le regole cautelari, confidando che un altro sanitario possa porre rimedio all’errore iniziale.

Conclusioni

In conclusione, il medico di pronto soccorso è chiamato non solo a trattare l’urgenza immediata, ma anche a riconoscere i segnali di un possibile peggiore quadro clinico del paziente attivando gli strumenti diagnostici adeguati.

In più, la responsabilità penale del medico può fondarsi su un’omissione diagnostica quando questa incida concretamente sull’evoluzione della patologia e il successivo intervento di altri professionisti non sana automaticamente l’errore originario.

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