Il direttore sanitario deve assicurare protocolli rigorosi, formazione costante del personale e un’organizzazione efficiente per tutelare la sicurezza delle pazienti durante il parto.
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Caso di studio
Un ginecologo, un anestesista e il direttore sanitario di una clinica privata sono stati condannati per omicidio colposo in seguito al decesso di una paziente durante un parto gemellare.
In particolare, il ginecologo aveva deciso di eseguire il taglio cesareo in una struttura priva di emoteca e terapia intensiva, senza un adeguato monitoraggio delle condizioni ematiche e senza predisporre misure preventive contro il rischio di emorragia.
L’anestesista, dal canto suo, non aveva predisposto scorte di sangue sufficienti né valutato con prudenza i fattori di rischio. Al direttore sanitario hanno contestato al direttore sanitario di non aver impedito l’esecuzione di parti cesarei in quella clinica e di non aver organizzato protocolli per le emergenze.
Cosa dice la Cassazione
La IVa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32477/2019, ha confermato la responsabilità per il direttore sanitario.
La cassazione ha stabilito che la posizione del direttore sanitario non è meramente formale: egli è tenuto a garantire che la struttura disponga di adeguati protocolli organizzativi e assistenziali, indispensabili per fronteggiare le emergenze e prevenire eventi avversi prevedibili, come nel caso di un’emorragia post-parto.
Un punto chiave evidenziato dalla cassazione riguarda la Raccomandazione Ministeriale n. 6 del 2008, pensata per ridurre mortalità materna e complicanze gravi legate al parto. Questo documento non si limita a fornire linee guida generiche, ma stabilisce regole concrete che ogni struttura sanitaria e direttore sanitario deve seguire.
Tra gli aspetti più importanti:
- è essenziale valutare attentamente il rischio ostetrico di ogni donna, condividendo le informazioni con tutta l’équipe e registrandole correttamente in cartella clinica.
- la struttura deve predisporre protocolli scritti e percorsi assistenziali basati su evidenze scientifiche, così da garantire cure uniformi e di qualità.
- l’organizzazione interna è fondamentale: una comunicazione chiara tra i professionisti e turni strutturati assicurano la presenza o la reperibilità dei medici più esperti in ogni momento.
- la documentazione completa è cruciale: ogni fase dell’assistenza deve essere tracciata per garantire controlli e verifiche rapide.
- la prevenzione delle emergenze ostetriche, come l’emorragia post-parto, richiede formazione continua, aggiornamenti regolari e simulazioni pratiche per testare la prontezza dell’équipe.
- la struttura deve condurre audit interni periodici, cioè verifiche sistematiche, per confrontare le procedure adottate con gli standard di riferimento e migliorare costantemente la qualità dell’assistenza.
La cassazione ribadisce, quindi, che il direttore sanitario ha responsabilità organizzativa e attiva. Non può limitarsi a un controllo formale: deve assicurarsi che la struttura rispetti standard di sicurezza, protocolli ministeriali e linee guida cliniche.
Conclusioni
In conclusione, le attribuzioni del direttore sanitario vanno oltre il semplice controllo manageriale e si estendono a compiti di gestione del rischio clinico.
A lui spetta il compito di assicurarsi che la struttura sia adeguata alle prestazioni erogate e che esistano protocolli chiari per la gestione delle emergenze. In assenza di queste misure, il direttore sanitario risponde delle carenze organizzative e dei rischi che ne derivano.
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