Anche in assenza di linee guida, un errore esecutivo nell’intervento di estrazione dentaria costituisce colpa grave a carico del dentista.
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Caso di studio
Al medico dentista si rimproverava il reato di lesioni colpose ai danni del paziente nel corso di un intervento di estrazione dentaria.
In particolare, il dentista, pur a fronte di esami ortopantomografici che avevano evidenziato stretti rapporti di contiguità tra l’apparato radicolare del dente e le strutture del canale mandibolare, ometteva di eseguire ulteriori approfondimenti radiografici finalizzati a una più accurata definizione dell’anatomia del sito operatorio.
Nel corso dell’intervento, inoltre, il dentista procedeva a un’immotivata ed estesa demolizione del tessuto osseo corticale, sia linguale sia vestibolare, interessando in profondità il canale mandibolare e demolendone parzialmente il tetto osseo, con conseguente lesione irreversibile del nervo linguale.
Cosa dice la Cassazione
La IIIa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22474/2025, la ha confermato la responsabilità del dentista.
In assenza di linee guida e buone pratiche, la cassazione ha confermato che, sebbene per quel tipo di intervento non esistessero, e non esistano tuttora, linee guida specifiche, il dentista è comunque tenuto all’osservanza delle buone pratiche clinico-assistenziali.
Con riferimento alla fase esecutiva dell’intervento, è stato chiarito che, sebbene non fosse strettamente necessaria l’esecuzione di una TAC preventiva — risultando in astratto sufficiente l’ortopantomografia già effettuata — l’errore si è concretizzato proprio in tale fase, in quanto la condotta del dentista ha determinato la compressione del nervo alveolare e l’insorgenza di una sintomatologia parestesica permanente.
La Corte ha infine ravvisato una colpa grave in capo al dentista e ha evidenziato come l’intervento non presentasse profili di particolare complessità o eccezionalità e rientrasse pienamente nelle sue competenze. L’aver interrotto la corticale ossea e invaso il canale nervoso, nonostante la situazione anatomica del paziente fosse nota prima dell’operazione, costituisce un errore tecnico non scusabile.
Conclusioni
In conclusione, l’assenza di linee guida non esclude, di per sé, la colpa del dentista, dovendosi comunque valutare il rispetto delle buone pratiche e, soprattutto, la correttezza dell’esecuzione tecnica dell’atto medico. Quando un rischio è noto e l’intervento è di routine, il mancato rispetto delle strutture anatomiche vitali – quali i canali nervosi – integra una condotta del dentista connotata da colpa grave.
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