Il pediatra ha il dovere di vigilare sul monitoraggio del paziente senza limitarsi alla sola prescrizione della terapia.
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Caso di studio
Al medico pediatra si rimproverava il reato di omicidio colposo della paziente condotta al pronto soccorso a causa di difficoltà respiratorie e bassi valori di saturazione dell’ossigeno.
In particolare, il pediatra di turno disponeva il ricovero prescrivendo terapia farmacologica e ossigenoterapia mediante cannula nasale. Durante la degenza, il sistema di monitoraggio della saturazione presentava anomalie nella gestione degli allarmi acustici, il segnale sonoro del saturimetro era stato abbassato o comunque alterato senza che fosse garantito un adeguato controllo continuo delle condizioni cliniche della paziente. Nel pomeriggio la bambina andava incontro a un improvviso aggravamento, culminato in arresto cardiaco e successivo decesso.
Cosa dice la Cassazione
La IVa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13141/2025 ha confermato la responsabilità del pediatra evidenziando che il silenziamento o l’alterazione degli allarmi del saturimetro, pur essendo stati materialmente effettuati da un’infermiera, rientrano comunque nella sfera di controllo e vigilanza del medico responsabile della paziente.
La cassazione ha stabilito che il medico non può limitarsi a impartire prescrizioni terapeutiche, ma deve verificare che il monitoraggio clinico sia effettivamente funzionante e che i parametri della paziente siano costantemente controllati, soprattutto quando si è in presenza di una situazione clinica potenzialmente critica.
La Corte ha inoltre precisato che l’eventuale responsabilità del personale infermieristico non esclude quella del medico. In ambito sanitario, infatti, possono coesistere responsabilità concorrenti quando più operatori contribuiscono, con condotte omissive o commissive, alla verificazione dell’evento lesivo. Pertanto, la presenza di un errore infermieristico non elimina automaticamente gli obblighi di vigilanza che gravano sul medico.
Da ultimo, il significativo scostamento dalle regole di prudenza, diligenza e buona pratica clinica, determinano colpa grave a carico del medico. Nel caso specifico, il pediatra consentiva che il monitoraggio della paziente risultasse inadeguato senza predisporre controlli frequenti e sistematici sulle sue condizioni respiratorie.
Conclusioni
In conclusione, il dovere di cura del medico comprende non solo la scelta della terapia appropriata, ma anche il controllo della sua corretta attuazione e il costante monitoraggio del paziente. Nei casi caratterizzati da condizioni cliniche particolarmente delicate, il medico è tenuto a garantire una vigilanza attiva e continua, intervenendo tempestivamente in presenza di segnali di aggravamento o di anomalie nei sistemi di controllo.
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