Come declinare in chiave moderna il concetto di “corrispondenza di amorosi sensi”?
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Il nodo non è la bomba, ma il destinatario
Sinceramente la vicenda Lavitola lascia estremamente perplessi. Non tanto per la “bomba” in sé, quanto per il destinatario e sedicente beneficiario della stessa: Sigfrido Ranucci.
Parliamo del miglior giornalista investigativo d’Italia. Quello le cui inchieste ci hanno fatto appassionare e indignare. Un professionista per il quale un’intimidazione esplosiva sarebbe quasi un “rischio del mestiere”, visti i grumi di potere che ha toccato. Ma per le ragioni che l’inchiesta sta svelando, francamente no: ci crolla un mito.
In Italia, purtroppo, le bombe sono state una cosa tragicamente seria. Ma una “bomba d’amore” (piazzata per creare solidarietà attorno al giornalista e spingerne la carriera politica) trasforma tutto in una macchietta da commedia all’italiana.
Lavitola e una strategia ai limiti del surreale
Che una mente opaca come quella di Lavitola possa partorire una tale delirante strategia, è coerente con il vissuto del faccendiere. Fermo restando il principio di presunzione d’innocenza, è il ruolo di Ranucci che solleva interrogativi profondi.
Non banalmente sulla frequentazione delle fonti, legittima per chi fa il suo mestiere, ma per la natura del rapporto fiduciario e confidenziale emerso dagli atti del GIP (che parla addirittura di condivisione di mail aziendali delicate).
Il paradosso di Report
Il paradosso è evidente: in circostanze diverse, in una puntata di Report, una frequentazione così assidua e confidenziale con un personaggio dal curriculum di Lavitola sarebbe stata incorniciata come una prova inconfutabile di contiguità o di colpevolezza.
E ancora: il GIP descrive Ranucci come «vittima della manipolazione» di Lavitola. Ma come è possibile che il miglior fiuto investigativo d’Italia, capace di smascherare trame internazionali, si faccia manipolare nel privato, scegliendo come amico e confidente un faccendiere pluricondannato?
Una caduta di stile e di acume professionale
Più che una contraddizione è una colossale caduta di stile e di acume professionale. Ciò che stupisce, oggi, non è solo l’ingenuità della manipolazione subita, ma l’assenza di quel clamoroso e totale sdegno pubblico che ci si aspetterebbe da chi scopre di essere stato usato nel peggiore dei modi da chi considerava un amico.
Allo stato dei fatti, non ci sarebbe da restare sorpresi se il futuro riserverà sviluppi ancor più surreali, pronti ad arricchire questo nuovo e grottesco capitolo di commedia all’italiana.
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