Cosa succede quando si confonde la legittima difesa con la vendetta, trasformando la Grazia in un sondaggio social.
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Il caso Roggero e la deriva della giustizia “fai da te”
Il “caso Roggero” si sta trasformando in un grimaldello per forzare i confini del nostro sistema penale. Il rischio non è solo quello di concedere un’impunità ingiustificata a un singolo individuo, ma di sdoganare l’idea che la vendetta privata possa essere istituzionalmente accettata e politicamente cavalcata.
Ci sono almeno due concetti fondamentali che meritano di essere chiariti e che il dibattito di questi giorni sta pericolosamente confondendo.
La Grazia presidenziale non è un sondaggio social
In primis, la grazia è un provvedimento di alta clemenza presidenziale, individuale ed eccezionale. Serve a mitigare la rigidità della legge per motivazioni umanitarie o percorsi di riabilitazione straordinari. Invocare la grazia a furor di popolo, o applicando logiche compensative dozzinali (“se l’hanno data a tizia, diamola anche a lui”), svilisce una prerogativa costituzionale, trasformandola in un “premio” elargito su base plebiscitaria per bilanciare presunte ingiustizie percepite da una fazione.
Il confine invalicabile tra legittima difesa e ritorsione
Al contrario, il nostro ordinamento prevede la legittima difesa solo quando c’è la necessità di difendersi da un pericolo attuale e con una reazione proporzionata. Nel momento in cui i rapinatori sono in fuga e fuori dal locale, l’attualità del pericolo cessa. Rincorrerli armati, sparare per uccidere e infierire su una persona a terra non è difesa ma una reazione spropositata, un omicidio volontario mosso da intento ritorsivo. Il trauma di subire una rapina è umanamente devastante, ma lo Stato non può avallare la “giustizia fai da te”.
Se la politica — che dovrebbe essere la prima garante delle istituzioni — promuove la narrazione per cui chi subisce un torto è legittimato a farsi giustizia da sé, si mina alla base il patto sociale.
La deriva tribale e il monopolio statale della forza
Lo Stato moderno si fonda sul monopolio dell’uso legittimo della forza. Se passa il messaggio che la “legge del taglione” è moralmente accettabile, o addirittura premiabile con un atto di clemenza richiesto a gran voce, si regredisce a una concezione tribale della giustizia, dove le sentenze dei tribunali soccombono di fronte ai verdetti dettati dalla “pancia” dell’opinione pubblica.
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