False cure mediche: promettere guarigioni senza basi scientifiche integra la truffa

Sfruttare la vulnerabilità dei pazienti prospettando guarigioni prive di evidenze scientifiche costituisce un artificio idoneo a integrare il reato di truffa.

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Caso di studio

Il caso riguardava un procedimento penale nei confronti di più imputati accusati di associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni di numerosi pazienti affetti da sclerosi multipla.

In particolare, agli ammalati si proponeva un protocollo farmacologico privo di validazione scientifica, presentato come una terapia innovativa in grado di arrestare la progressione della malattia, migliorarne sensibilmente i sintomi o addirittura ottenere la guarigione. Per sottoporsi al trattamento, i pazienti erano chiamati a sostenere costi economici significativi.

Il tribunale riconosceva la responsabilità degli imputati mentre la Corte di appello ribaltava il verdetto pronunciando l’assoluzione.

Cosa dice la Cassazione

La IIa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19597/2026, ha accolto i ricorsi dei pazienti.  

La cassazione ha confermato la propria giurisprudenza in materia affermando che integra il reato di truffa da parte del personale sanitario la condotta di chi induce persone in condizioni di particolare fragilità psicologica a sottoporsi, dietro pagamento, a cure prive di basi scientifiche, alimentando false aspettative di guarigione o di miglioramento.

Non è, infatti, penalmente rilevante la semplice proposta di una terapia alternativa, ma lo diventa quando il consenso del paziente viene ottenuto attraverso rassicurazioni ingannevoli e promesse non supportate da evidenze scientifiche.

 Nel caso in esame, il protocollo terapeutico risultava privo di riconoscimento scientifico, non validato dalle autorità competenti e pubblicizzato come idoneo a ottenere risultati eccezionali nel trattamento della sclerosi multipla. Secondo la Corte, proprio la consapevolezza dell’assenza di basi scientifiche, unita alla prospettazione di guarigioni o significativi miglioramenti, integra gli artifici e i raggiri richiesti dalla norma penale.

Conclusioni

In conclusione, sfruttare la condizione di vulnerabilità del paziente prospettando benefici terapeutici non dimostrati può integrare il delitto di truffa quando le false rassicurazioni inducono il paziente a sostenere un sacrificio economico. La libertà di scegliere trattamenti alternativi presuppone infatti un consenso realmente informato e non viziato da false aspettative alimentate da informazioni ingannevoli.

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