Infezioni in clinica: la responsabilità dei dirigenti sanitari

Non è sufficiente adottare le linee guida: occorre garantire misure preventive realmente efficaci contro le infezioni.

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Caso di studio

Un amministratore delegato e direttore sanitario ad interim, insieme al vice direttore sanitario, sono stati condannati per aver causato la morte di due pazienti ricoverati nel reparto di rianimazione e terapia intensiva di una clinica privata, dove erano stati sottoposti a trattamenti chirurgici.

In particolare, a entrambi si rimproverava di non aver disposto adeguati protocolli, misure di vigilanza e istruzioni per prevenire la diffusione di infezioni ospedaliere nel reparto di terapia intensiva, tenendo conto delle gravi condizioni dei pazienti ricoverati. Un’infezione da enterobacter aerogenes, dopo aver colpito un altro paziente, aveva investito anche gli altri due, portandoli alla morte per shock settico.

Cosa dice la Cassazione

La IVa sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25689/2016 ha confermato la responsabilità penale per entrambi i dirigenti medici.

La cassazione ha chiarito che la responsabilità dei dirigenti sanitari non può essere esclusa solo perché esistono formalmente linee guida: ciò che rileva è la concreta adeguatezza e l’effettiva attuazione delle misure preventive.

La Corte ha sottolineato un’evidente mancanza di misure concrete di prevenzione e un’adeguata cura per l’igiene e per il mantenimento di sterilità delle persone e degli ambienti. In particolare, la cassazione ha definito gravemente imprudente l’inattività prolungata di fronte a un’infezione evidente che avrebbe richiesto la chiusura e la disinfezione del reparto.

Nel caso specifico, la clinica ha mostrato gravi lacune organizzative non disponendo di un laboratorio interno per le analisi batteriologiche dei campioni affidandosi a un centro esterno, gestito da terzi, con la conseguenza di inevitabili ritardi.

Ancora più grave è stata la scelta di continuare ad accogliere nuovi pazienti nonostante fosse evidente che nel reparto si stava diffondendo un’infezione. La cassazione ha definito questa condotta un esempio di trascuratezza intollerabile con cui i responsabili gestivano e organizzavano l’attività della clinica.

Conclusioni

In conclusione, i dirigenti sanitari devono garantire non solo protocolli teorici, ma anche la loro corretta applicazione e l’adozione di misure concrete per tutelare la salute dei pazienti.

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